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Livorno e l’Architettura industriale

Da anni si parla di lanciare la città di Livorno sul mercato del turismo.

La presenza di uno scalo per le navi da crociera garantisce un afflusso di turisti diretto, a differenza delle altre capitali turistiche che devono, in qualche modo, richiamare e gestire i flussi dei visitatori. Purtroppo, però, la città non dispone, infatti, di attrattive uniche e tali da valere di per sé un viaggio, come Pisa, Firenze, o Siena, o di un centro storico omogeneo ed armonico come Lucca o Arezzo. Sinora, la politica turistica ha tentato i sfruttare l’attrattiva del Medio Evo e del Rinascimento, suggerendo accostamenti (invero molto improbabili) con le realtà vicine.
Inutile dire che i risultati sono stati scadenti, e i turisti preferiscono andarsene verso altri lidi.
É quindi il momento di cambiare gioco, abbandonando la pretesa di far concorrenza sul loro piano a città ben più note della nostra.
L’errore di fondo della strategia turistica labronica risiede nella convinzione, conscia o meno, che la storia d’Italia si fermi al Rinascimento.
Nonostante Livorno sia nata e sia cresciuta a partire del sedicesimo secolo, non si sfruttano le potenzialità attrattive, queste si, senza concorrenza, di tali periodi.
Non si sfrutta la storia della marineria labronica, che pura ha dato molto al Granducato e all’Europa nel diciassettesimo secolo.
Non si sfruttano i grandi mutamenti avvenuti nella nostra città nel diciottesimo secolo, la storia operaia e borghese del diciannovesimo, quella industriale del ventesimo secolo.
Abbiamo demolito importanti esempi di architettura industriale come la Peroni e la Pirelli; i cimeli del museo del Risorgimento sono abbandonati nei magazzini, palazzi borghesi importanti come il Maurogordato o il Larderel sono abbandonati o utilizzati in maniera impropria.
 
 
La caserma Lamarmora è stata convertita in appartamenti, il Picchetto è abbandonato, per non parlare delle Terme de Corallo.
Si potrebbero restaurare tali edifici ricavandone musei del Risorgimento, della Storia militare d’Italia; si potrebbe realizzare un museo etnografico che mostri la vita delle classi sociali nel diciannovesimo e ventesimo secolo. Si potrebbe realizzare un museo del portuale e dell’operaio del Cantiere. Un museo della Belle Epoque e del Liberty.
 
Insomma, si potrebbe trasformare Livorno in un polo museale dell’età moderna e contemporanea, staccandosi finalmente dallo stereotipo finto medioevale che qualcuno vorrebbe imporre.
 
E trasformare anche le strutture esistenti in centri culturali, spazi musicali per i giovani, teatri, utili sia per rivitalizzare la nostra città, sia per cercare di trattenere, magari per più di qualche ora, i turisti.
 
Giorgio Ventavoli