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Caso O.A.M.I. a Livorno

Il Comune taglia i contributi finanziari alle strutture diurne onlus , O.A.M.I e A.N.F.A.S, impegnate nel sociale sul nostro territorio, che dunque rischiano la chiusura.

Sono stata contattata da un familiare di un disabile che giornalmente si reca presso la struttura diurna Oami in Via Bonaini, preoccupato per le notizie che sono state comunicate durante l’ultima riunione tenutasi qualche giorni fa : il Comune ha confermato i tagli finanziari alla onlus  per cui di conseguenza sarà prevista una graduale dismissione del servizio, fino alla chiusura definitiva.

O.A.M.I (0pera assistenza malati impediti-onlus ) è un’associazione riconosciuta ai sensi degli articoli 14 e seguenti del Codice civile, eretta in ente morale con DPR 1098 del 27.07.1968. La sede legale è a Firenze ma ha sedi operative su tutto il territorio nazionale; a Livorno esiste un centro diurno (a rischio chiusura) e una casa famiglia (che non corre tale rischio). Il caso di cui parliamo riguarda unicamente il centro diurno in quanto, a differenza della casa famiglia, questo non ha altre forme di finanziamento oltre quelle comunali.

Le persone inabili che frequentano con regolarità questo centro sono per lo più relativamente giovani a carico di genitori molto anziani; garantire attività ricreative, permettere a queste persone di relazionarsi in un contesto confortevole e accogliente era un diritto acquisito che ora vogliono togliere, un’offesa alla dignità umana. Come si può negare un barlume di normalità a persone fragili e far cadere nel baratro più profondo intere famiglie inermi? Come è possibile che un’amministrazione comunale sia insensibile verso le classi più deboli? Come si possono prendere certe decisioni e fare i conti con la propria coscienza a cuore leggero?

Pensate a questi ragazzi che da un giorno all’altro si vedranno negare la possibilità di frequentare un luogo a loro  familiare e incontrare amici con i quali hanno condiviso momenti di serenità. Un’altra grande preoccupazione va alle famiglie di questi ragazzi che si ritroveranno improvvisamente nel baratro più profondo nella consapevolezza non solo di non poter garantire ore liete e ricreative ai propri congiunti ma soprattutto di non essere in grado di accudirli dignitosamente. Non si possono togliere diritti acquisiti e non si può negare quel briciolo di serenità che deve essere concesso agli anziani dopo una vita di sofferenze e sacrifici. Non si può tornare indietro, essere insensibili verso queste che erano state considerate conquiste solo nel 2015 dall’Assessore al sociale, non si possono fare tagli nel sociale: un’amministrazione dalla parte del cittadino deve difendere le classi più deboli. È questo che vogliamo per la nostra città, una amministrazione attenta alle esigenze di tutti i cittadini ad iniziare dalle categorie protette come in disabili.

Dr. Alessandra Rontini

Caffè Bardi a Livorno

RIDIAMO VITA AI FASTI DEL CAFFE’ BARDI, PERCHE’ SOLO ATTRAVERSO LA VALORIZZAZIONE DEL NOSTRO PASSATO POSSIAMO RICOSTRUIRE LA NOSTRA IDENTITA’ CULTURALE CONTEMPORANEA SEPOLTA DALL’OSCURANTISMO CULTURALE LIVORNESE

Tutti conosciamo la storia di Livorno e sappiamo come nei primi anni del Novecento tanti furono i tentativi di rilanciare la città all’interno di un contesto internazionale anche nel campo turistico e culturale. Ricordiamo nel 1904, ad esempio, l’inaugurazione dello Stabilimento termale Acque della Salute, meglio conosciuto come Terme del Corallo, progettato dall’Ingegnere Angiolo Badaloni (lo stesso autore del Mercato delle Vettovaglie, inaugurato nel 1894) e chiamato anche “Montecatini a mare”. Ma attraverso questo articolo vorrei rivolgere il mio interesse verso un’altra ricchezza cittadina, quella orami legata alla memoria di pochi curiosi, amanti e studiosi dell’arte e della cultura livornese: Il caffè Bardi e la sua eredità.

Il caffè Bardi, attivo tra il 1908 e il 1921 è stato uno storico ritrovo di artisti e letterati del tempo, si parla di artisti scultori, pittori ma anche di scrittori e musicisti. Il locale si trovava all’interno del palazzo Taddeoli, ad angolo tra via Cairoli e Piazza Cavour, divenuta in seguito sede del Banco di Roma.

Da amante e studiosa d’arte, leggendo il saggio scritto dal Dottor Michele Pierleoni (noto Storico d’arte livornese), “Mario Puccini al Caffè Bardi, incontri artistici e culturali nella Livorno di inizio Novecento” mi sono emozionata ricostruendo con la mia mente, attraverso i documenti descritti, l’atmosfera culturale che si andava respirando, un qualcosa che difficilmente si ripeterà nella nostra città.

Incontri d’arte ma non solo, si discuteva di tutto ciò che era cultura, si facevano congetture, si disegnavano caricature e grafiche sui muri a testimoniare la propria presenza. Il Caffè Bardi chiude proprio nel 1921, dopo la scomparsa di Mario Puccini, (figura storica e emblematica del Caffè Bardi) e dopo la nascita il Gruppo Labronico nel quale confluiranno molti dei frequentatori del locale.

Sarò nostalgica, quello che volete, ma sono radicata alle mie origini, così come a Firenze sono orgogliosi della storia del Caffè Michelangelo, io rivendico la storia del Caffè Bardi come patrimonio livornese. Mi rammarico che le amministrazioni precedenti non abbiano mai dato spazio a questa breve ma intensa esperienza cittadina che merita come minimo di essere citata nella memoria storica di Livorno.

Io vorrei andare oltre al nostalgico ricordo, io proporrei una vera e propria celebrazione annuale che possa sensibilizzare i giovani livornesi verso un passato storico che è anche il loro, e far conoscere questa realtà anche fuori dei nostri confini. Come? Attraverso un ciclo estivo di conferenze storico letterarie di rilievo coinvolgendo storici e storici dell’arte come ad esempio il Professor Alessandro Barbero, o Vittorio Sgarbi e molti altri. Se una cosa simile è possibile in Versilia, cosa abbiamo di meno a Livorno per poterla realizzare? Mancanza di soldi? Quelli si trovano, se pensiamo anche alla ricaduta turistico commerciale che un evento così indurrebbe in estate. Certo non gli spazi; la mia idea sarebbe quella di creare una sinergia tra lo Chalet della Rotonda, il Premio Rotonda e “Incontri culturali con Mario Puccini al Caffè Bardi”. Vi piace questo progetto? Allora lavoriamoci tutti insieme, combattiamo questo fastidioso radicato oscurantismo culturale livornese.

Dr. Alessandra Rontini