La Politica delle piccole cose

Un altro modo di allontanare le persone dalla politica è quello delle barricate ideologiche dei buoni e dei cattivi.

Stiamo lavorando da mesi ad un programma che ha come obiettivo il pacchetto imprese per Livorno, o il porto, o l’emergenza abitativa.

Cerchiamo soluzione a questi problemi.

Ma oltre la metà delle risposte ai nostri post da parte di utenti grillini o di sinistra recitano: perché tu dici questo quando la Lega o Forza Italia o Fratelli d’Italia hanno avuto tra le loro fila questo condannato o questo inquisito? O peggio ancora quando Mussolini o Giulio Cesare fecero questo nel passato remoto?

Come standard bisognerebbe rispondere citando gli inquisiti altrui, le Cooperative Rosse, le Banche Rosse, il grande fratello della Casaleggio ed Associati ed il Movimento 5 Stalin (Grillo, Casaleggio, Fico, Di Maio e Di Battista)
Ma a dove porta questo dialogo sconnesso dalla nostra realtà di ogni giorno? Ci delegittima prima ancora di ascoltarsi. Così dove andiamo a finire?
Livorno che Vorrei è un gruppo di Livornesi che si sono messi insieme per rilanciare la città con un programma in cui crediamo.
Nessuno di noi ha mai preso una lira dalla politica. Ci riconosciamo in un modello di destra sociale che mira a rilanciare l’economia tramite lo sviluppo imprenditoriale e non tramite l’assistenzialismo ed il parassitismo. Questo per creare maggiore ricchezza disponibile per la protezione sociale dei più deboli. Il nostro programma è agevolmente a disposizione di tutti, perché conciso, chiaro, social friendly, proprio per farci comprendere dai cittadini.
Se hai idee alternative o complementari a quelle di Livorno che Vorrei, invece di fare critiche strumentali, ideologiche, improduttive, tira fuori le tue per migliorare questa città e comparale alle nostre. Magari abbiamo molto più in comune di quello che ti vogliono far credere.

Livorno e l’Architettura industriale

Da anni si parla di lanciare la città di Livorno sul mercato del turismo.

La presenza di uno scalo per le navi da crociera garantisce un afflusso di turisti diretto, a differenza delle altre capitali turistiche che devono, in qualche modo, richiamare e gestire i flussi dei visitatori. Purtroppo, però, la città non dispone, infatti, di attrattive uniche e tali da valere di per sé un viaggio, come Pisa, Firenze, o Siena, o di un centro storico omogeneo ed armonico come Lucca o Arezzo. Sinora, la politica turistica ha tentato i sfruttare l’attrattiva del Medio Evo e del Rinascimento, suggerendo accostamenti (invero molto improbabili) con le realtà vicine.
Inutile dire che i risultati sono stati scadenti, e i turisti preferiscono andarsene verso altri lidi.
É quindi il momento di cambiare gioco, abbandonando la pretesa di far concorrenza sul loro piano a città ben più note della nostra.
L’errore di fondo della strategia turistica labronica risiede nella convinzione, conscia o meno, che la storia d’Italia si fermi al Rinascimento.
Nonostante Livorno sia nata e sia cresciuta a partire del sedicesimo secolo, non si sfruttano le potenzialità attrattive, queste si, senza concorrenza, di tali periodi.
Non si sfrutta la storia della marineria labronica, che pura ha dato molto al Granducato e all’Europa nel diciassettesimo secolo.
Non si sfruttano i grandi mutamenti avvenuti nella nostra città nel diciottesimo secolo, la storia operaia e borghese del diciannovesimo, quella industriale del ventesimo secolo.
Abbiamo demolito importanti esempi di architettura industriale come la Peroni e la Pirelli; i cimeli del museo del Risorgimento sono abbandonati nei magazzini, palazzi borghesi importanti come il Maurogordato o il Larderel sono abbandonati o utilizzati in maniera impropria.
 
 
La caserma Lamarmora è stata convertita in appartamenti, il Picchetto è abbandonato, per non parlare delle Terme de Corallo.
Si potrebbero restaurare tali edifici ricavandone musei del Risorgimento, della Storia militare d’Italia; si potrebbe realizzare un museo etnografico che mostri la vita delle classi sociali nel diciannovesimo e ventesimo secolo. Si potrebbe realizzare un museo del portuale e dell’operaio del Cantiere. Un museo della Belle Epoque e del Liberty.
 
Insomma, si potrebbe trasformare Livorno in un polo museale dell’età moderna e contemporanea, staccandosi finalmente dallo stereotipo finto medioevale che qualcuno vorrebbe imporre.
 
E trasformare anche le strutture esistenti in centri culturali, spazi musicali per i giovani, teatri, utili sia per rivitalizzare la nostra città, sia per cercare di trattenere, magari per più di qualche ora, i turisti.
 
Giorgio Ventavoli

ECOLOGIA E DEMAGOGIA

Cari Livornesi oggi parliamo di ecologia e demagogia, avendo come argomento termovalorizzatore o inceneritore che I grillini promettono di spegnere, ma non spegneranno mai, attaccando comunque  chiunque provi a dire il contrario.

Allora a cosa serve l’inceneritore? Serve ad eliminare l’indifferenziata, ovvero quella spazzatura che non può essere differenziata ed avviata a riciclaggio. Ciò che ricicliamo è una minima parte, la maggior parte è indifferenziata, quindi anche se dobbiamo sicuramente aumentare la differenziata al massimo, per tantissimo tempo la maggior parte della spazzatura rimarrà indifferenziata e qualcosa dovremo pure farci.

Quindi l’indifferenziata è la spazzatura che resta spazzatura una volta tolta plastica, carta, umido, vetro.  Ed è tantissima.

Se non la eliminiamo rimaniamo circondati da montagne di immondizia che crescono ogni giorno e non penso sia una soluzione accettabile. Quindi chi dice no all’inceneritore senza proporre un’alternativa, ha come soluzione quella di essere circondato da montagne di immondizia, a meno di fare il gioco ipocrita di mandarla da altri che hanno un termovalorizzatore.

Il termovalorizzatore viene criticato perché emette fumi inquinanti, cosa che in parte è vero. Elimina un grande inquinamento e ne crea uno minore. Non è completamente pulito. Però crea energia a costo zero. La stessa energia la dovremmo comunque creare bruciando petrolio, quindi generando comunque inquinamento. Questo perché l’energia pulita è al momento solo una minima parte di quella prodotta, e la maggior parte viene prodotta con petrolio.

Ricapitoliamo: il termovalorizzatore produce energia gratis, evita di bruciare petrolio che sarebbe comunque inquinante, elimina un grande inquinamento causato dalla spazzatura indifferenziata ed ha come svantaggio quello di restituire una parte di inquinamento tramite i fumi di scarico, sebbene trattati e filtrati.

Allora perché questa lotta ideologica del Movimento 5 Stelle contro il termovalorizzatore? Semplice, sfruttano la comunicazione superficiale ed ingannevole per creare consenso tramite i social media. Per avere i like devi dire una cosa velocemente che crei immediata approvazione. Se uno slogan gridato ti dice che puoi essere ecologico perché non emetti gas inquinanti, ed a te non cambia nulla, ti senti bene. Nella tua vita di tutti i giorni non ti sembra che cambi nulla se chiude il termovalorizzatore, ti senti ecologico e non fai sacrifici. Nessuno ti chiede di approfondire perché su Twitter non si approfondisce. Ecco che si crea il consenso, con la manipolazione delle persone che seguono dei simboli artificiali e studiati a tavolino.

Se si chiude il termovalorizzatore che ha molti aspetti positivi, perché i grillini non chiedono che si abbandonino tutte le automobili entro il 2020? E che si vada tutti a piedi? Eppure sarebbe la mossa più ecologica da fare. Ma la gente li prenderebbe per matti quindi non lo fanno.

Allora cosa propone chi ha a cuore il futuro di questa città? Il termovalorizzatore riduce l’inquinamento e produce energia, quindi soldi. Usiamo questi soldi per ridurre l’impatto ambientale della città, ovvero per soluzioni tecnologiche che rendano ancora più ecologico il funzionamento del termovalorizzatore, innescando un ciclo positivo di soldi prodotti per i cittadini e che vengono convertiti in iniziative che migliorano l’ecosostenibilità di Livorno.

IL LAVORO COME TEMA CENTRALE

Il lavoro è l’argomento di maggiore importanza per Livorno e dovrebbe essere il tema centrale anche di questa campagna elettorale.

Ciò nonostante si riesce difficilmente a capire cosa molti candidati vorrebbero fare per creare lavoro a Livorno.
E’ conveniente per alcuni di loro incentrare il dibattito sulle ideologie, alimentando paure e spettri del passato, con tutto vantaggio di chi è impegnato a rinsaldare le proprie reti di clientela e privilegio che hanno tagliato le gambe a questa città negli ultimi 75 anni.

La cosa più triste è che sembra che la maggior parte di chi interviene non sappia neanche la differenza tra lavoro ed occupazione, tra produttività ed assistenzialismo.

Cerchiamo di mettere un poco di ordine. Assumere cinquanta persone per la raccolta porta a porta non è creare lavoro: sono soltanto costi aggiuntivi su AAMPS (ditta comunale già quasi fallita che non ha pagato gran parte dei fornitori), costi che alla lunga i livornesi dovranno ripagare, come già è accaduto con l’aumento della Tari a livelli record in Italia.

Che cosa significa creare occupazione internalizzando i servizi, come promette Buongiorno Livorno? Che ci faremo assumere tutti dal Comune di Livorno… E chi paga le tasse al Comune di Livorno? Per ogni dipendente statale servono almeno cinque lavoratori produttivi che gli pagano lo stipendio.

La promessa di assumere nelle partecipate comunali è solo uno spottone elettorale. Dopo due anni le partecipate falliscono di nuovo e tutti in piazza a protestare: quanto accaduto con la gestione clientelare di Aamps da parte della sinistra e poi dei 5 Stelle negli ultimi cinquant’anni è emblematica. L’azienda della spazzatura era un assumificio, pagato dai contribuenti livornesi… Anche la crisi recente di SPIL parla chiaro.

E’ questa la visione del futuro che vogliamo per la nostra città? Creare occupazione assistenzialistica a breve termine per comprare facile consenso? Noi diciamo altro, noi vogliamo altro: creare lavoro produttivo invece di occupazione assistenzialistica. Gli stessi posti di lavoro comunali possono essere aperti per la modernizzazione e digitalizzazione dei servizi comunali a favore di uno sviluppo dell’impresa e del turismo. Questi posti di lavoro produrranno efficienza, aumenteranno il desiderio di creare aziende Livorno e aumentaranno la ricchezza di cui la città ha bisogno.

Veniamo al porto, risorsa grandissima, centrale del territorio. Facciamo in modo da aumentare l’efficienza delle compagnie portuali, creiamo certezza del diritto per gli armatori in modo da terminare questi infiniti e paralizzanti contenziosi, controlliamo costi assurdi dei servizi in monopolio. Ecco, questi provvedimenti daranno vita al porto e porteranno un nuovo flusso di merci e passeggeri, creando lavoro vero.

Smettiamola con la politica del NO a tutto, a concessioni ed investimenti privati. Sblocchiamo autorizzazioni e cantieri per permettere al lavoro di arrivare in città. Diamo concessioni estese in cambio di investimenti seri e piani di aumento occupazionale.Sarà molto più semplice con una nuova Amministrazione che non ha le mani legate da compromessi e clientelismi storici, come quella del PD, o da una ostilità totale verso l’economia di mercato, come i M5S che sognano un mondo immobile dove tutti vivono di un fantomatico reddito di cittadinanza pagato da Babbo Natale senza che nessuno faccia nulla.

La Livorno che vorrei, la Livorno che vorreste, è pronta a mettersi in movimento, basta che mi aiutiate a girare la chiave il 26 Maggio. La storia di questa città possiamo scriverla insieme.

 Paola Nucci

 

ARTE E CULTURA SONO CONCETTI PURI

Siamo d’accordo: l’arte e la cultura sono concetti puri, apolitici e apartitici e tali devono restare.

Quando parliamo di arte e cultura si pensa ad un universo incontaminato che appartiene a tutti, nessuno escluso e sono pienamente d’accordo, nessuna bandiera, nessuno schieramento, nessuna sponsorizzazione; non sarebbe possibile, non avrebbe un senso, non rispecchierebbe le idee di libertà ed indipendenza intellettuale insite nella parola stessa, siamo tutti d’accordo.

Ma attenzione!  chiedere a gran voce rispetto, valorizzazione, rinascita, rilancio culturale di tutto il patrimonio artistico che appartiene alla nostra città è un dovere da parte di ogni cittadino che provi amore per una città sempre più lontana e sempre meno sensibile.

Purtroppo le iniziative private, le associazioni e il volontariato che in città in campo artistico è molto attivo e capillare non è sufficientemente supportato dall’ amministrazione centrale e questo penalizza inevitabilmente ogni iniziativa. Ma chi non crede che non ci sia stata fino ad ora una politica timbrata Pd o Movimento 5 Stelle dietro a tutti i patrocini GRATUITI, rilasciati dal Comune per ogni manifestazione culturale, si sbaglia di grosso; tutto ciò che è approvato nel bene e nel male dal Comune è politica, magari mascherata da sogni nostalgici dal momento che si parla di arte e cultura…ma senza politica, senza un’amministrazione centrale che promuove e sostiene tutte  le iniziative private non avrebbe senso la comunità civile.

Io vorrei un’amministrazione attiva e attenta verso tutte le associazioni che si impegnano seriamente sul territorio, che supporti soprattutto le iniziative di tanti giovani livornesi talentuosi. Auspico un assessore alla cultura che apra tavoli di discussione con la cittadinanza che stimoli le associazioni a presentare progetti di rilancio culturale di questa città. Vorrei un assessore arbitro neutrale che possa coordinare i lavori con seria obiettività, che conosca il territorio e   professionisti competenti che possano dare spessore alla vita cittadina; conoscenze scientifiche e meritocratiche non clientelismo. Per ogni progetto portato in consiglio comunale sarebbe opportuno creare una commissione esterna di professionisti per vagliare tutte le possibilità positive e negative, valutarne le opportunità o le criticità senza strizzare un occhio all’amico dell’amico per favorire uno o l’altro…questo dalla Livorno che vorrei deve scomparire.

Assodato che la politica, nell’arte e nella cultura cittadina inevitabilmente esiste già, cerchiamo che questa sia in mano ai cittadini veramente, diamo voce alle idee di rivalutazione culturale della città, non dividiamoci dietro a bandiere e bandierine, facciamo qualcosa di concreto, liberiamo la città da questa immobilità intellettuale e culturale, andiamo oltre la facciata.

La politica è l’unico strumento per ripulire questa città da questa stagnazione culturale, facciamoci sentire, diciamo basta e riprendiamoci la nostra Livorno

Dr. Alessandra Rontini

 

RIDIAMO VITA AI PARCHI PUBBLICI

RIDIAMO VITA AI PARCHI PUBBLICI ABBANDONATI, A PARTIRE DA VILLA MARIA.

Questo vuole essere un progetto che coinvolge tutti gli operatori del terzo settore e del sociale della città di Livorno (ripetibile anche a livello provinciale e regionale) per la riqualificazione di  tutte le ville ed i parchi pubblici presenti nella città in modo da rendere le stesse nuovamente vive e vivibili. Ogni associazione NO PROFIT, si prenderà carico (con fondi stanziati dal Comune, donazioni dei cittadini interessati e raccolte crownfunding ) di ogni singola villa ed ogni singolo parco presentando  un progetto per essa completo di business plan  in modo da instituire un tavolo tecnico (composto da istituzioni, operatori del settore e tecnici) per poi  vagliare ed approvare il progetto e elargire i fondi necessari  in modo da  attuare in tempi brevissimi e poco burocratici le azioni da portare avanti. Si
andrebbe in questo modo a creare un punto di ritrovo per i cittadini, si ridurrebbe la criminalità che ad oggi esiste dentro questi parchi e ville, a causa del fatto che essi sono poco frequentati con la loro trasformazione in territorio per balordi, teppisti e tossici.

Ogni parco o villa deve essere usufruibile al 100% da chi ha disabilità, senza alcuna barriera architettonica. Dovranno essere dotati di rete di wi-fi libera, in modo da dare a tutti la possibilità di essere connessi.

Le associazioni che hanno preso in carico i parchi dovranno predisporre delle app funzionali in modo che chi si iscrive possa interagire con loro e fare proposte o sollevare problemi.

Per ogni villa comunale andremmo a inserire uno sgambatoio, si eviterà così di far girare i proprietari con i cani legati per le ville e ci sarebbe più pulizia, oltre al fatto di avere sempre la zona vissuta e monitorata.

Facciamo un esempio concreto con VILLA MARIA di via Calzabigi/via Redi: oltre al ripristino della struttura principale (che è stato avviata) esiste un’altra struttura di piccolissime dimensioni dove si potrebbe creare un chiosco (bar pizzeria) con una pedana di discrete dimensioni utilizzabile non solo per le persone durante il giorno, ma potrebbe essere destinata ad ospitare serate danzanti. In questo modo ci riapproprieremmo di questa villa come delle altre se per ognuna fosse presentato e gestito un progetto.

Francesco Vitabile

Presidente

HRD_ONG Resilienza Italia ONLUS

Caso O.A.M.I. a Livorno

Il Comune taglia i contributi finanziari alle strutture diurne onlus , O.A.M.I e A.N.F.A.S, impegnate nel sociale sul nostro territorio, che dunque rischiano la chiusura.

Sono stata contattata da un familiare di un disabile che giornalmente si reca presso la struttura diurna Oami in Via Bonaini, preoccupato per le notizie che sono state comunicate durante l’ultima riunione tenutasi qualche giorni fa : il Comune ha confermato i tagli finanziari alla onlus  per cui di conseguenza sarà prevista una graduale dismissione del servizio, fino alla chiusura definitiva.

O.A.M.I (0pera assistenza malati impediti-onlus ) è un’associazione riconosciuta ai sensi degli articoli 14 e seguenti del Codice civile, eretta in ente morale con DPR 1098 del 27.07.1968. La sede legale è a Firenze ma ha sedi operative su tutto il territorio nazionale; a Livorno esiste un centro diurno (a rischio chiusura) e una casa famiglia (che non corre tale rischio). Il caso di cui parliamo riguarda unicamente il centro diurno in quanto, a differenza della casa famiglia, questo non ha altre forme di finanziamento oltre quelle comunali.

Le persone inabili che frequentano con regolarità questo centro sono per lo più relativamente giovani a carico di genitori molto anziani; garantire attività ricreative, permettere a queste persone di relazionarsi in un contesto confortevole e accogliente era un diritto acquisito che ora vogliono togliere, un’offesa alla dignità umana. Come si può negare un barlume di normalità a persone fragili e far cadere nel baratro più profondo intere famiglie inermi? Come è possibile che un’amministrazione comunale sia insensibile verso le classi più deboli? Come si possono prendere certe decisioni e fare i conti con la propria coscienza a cuore leggero?

Pensate a questi ragazzi che da un giorno all’altro si vedranno negare la possibilità di frequentare un luogo a loro  familiare e incontrare amici con i quali hanno condiviso momenti di serenità. Un’altra grande preoccupazione va alle famiglie di questi ragazzi che si ritroveranno improvvisamente nel baratro più profondo nella consapevolezza non solo di non poter garantire ore liete e ricreative ai propri congiunti ma soprattutto di non essere in grado di accudirli dignitosamente. Non si possono togliere diritti acquisiti e non si può negare quel briciolo di serenità che deve essere concesso agli anziani dopo una vita di sofferenze e sacrifici. Non si può tornare indietro, essere insensibili verso queste che erano state considerate conquiste solo nel 2015 dall’Assessore al sociale, non si possono fare tagli nel sociale: un’amministrazione dalla parte del cittadino deve difendere le classi più deboli. È questo che vogliamo per la nostra città, una amministrazione attenta alle esigenze di tutti i cittadini ad iniziare dalle categorie protette come in disabili.

Dr. Alessandra Rontini

Caffè Bardi a Livorno

RIDIAMO VITA AI FASTI DEL CAFFE’ BARDI, PERCHE’ SOLO ATTRAVERSO LA VALORIZZAZIONE DEL NOSTRO PASSATO POSSIAMO RICOSTRUIRE LA NOSTRA IDENTITA’ CULTURALE CONTEMPORANEA SEPOLTA DALL’OSCURANTISMO CULTURALE LIVORNESE

Tutti conosciamo la storia di Livorno e sappiamo come nei primi anni del Novecento tanti furono i tentativi di rilanciare la città all’interno di un contesto internazionale anche nel campo turistico e culturale. Ricordiamo nel 1904, ad esempio, l’inaugurazione dello Stabilimento termale Acque della Salute, meglio conosciuto come Terme del Corallo, progettato dall’Ingegnere Angiolo Badaloni (lo stesso autore del Mercato delle Vettovaglie, inaugurato nel 1894) e chiamato anche “Montecatini a mare”. Ma attraverso questo articolo vorrei rivolgere il mio interesse verso un’altra ricchezza cittadina, quella orami legata alla memoria di pochi curiosi, amanti e studiosi dell’arte e della cultura livornese: Il caffè Bardi e la sua eredità.

Il caffè Bardi, attivo tra il 1908 e il 1921 è stato uno storico ritrovo di artisti e letterati del tempo, si parla di artisti scultori, pittori ma anche di scrittori e musicisti. Il locale si trovava all’interno del palazzo Taddeoli, ad angolo tra via Cairoli e Piazza Cavour, divenuta in seguito sede del Banco di Roma.

Da amante e studiosa d’arte, leggendo il saggio scritto dal Dottor Michele Pierleoni (noto Storico d’arte livornese), “Mario Puccini al Caffè Bardi, incontri artistici e culturali nella Livorno di inizio Novecento” mi sono emozionata ricostruendo con la mia mente, attraverso i documenti descritti, l’atmosfera culturale che si andava respirando, un qualcosa che difficilmente si ripeterà nella nostra città.

Incontri d’arte ma non solo, si discuteva di tutto ciò che era cultura, si facevano congetture, si disegnavano caricature e grafiche sui muri a testimoniare la propria presenza. Il Caffè Bardi chiude proprio nel 1921, dopo la scomparsa di Mario Puccini, (figura storica e emblematica del Caffè Bardi) e dopo la nascita il Gruppo Labronico nel quale confluiranno molti dei frequentatori del locale.

Sarò nostalgica, quello che volete, ma sono radicata alle mie origini, così come a Firenze sono orgogliosi della storia del Caffè Michelangelo, io rivendico la storia del Caffè Bardi come patrimonio livornese. Mi rammarico che le amministrazioni precedenti non abbiano mai dato spazio a questa breve ma intensa esperienza cittadina che merita come minimo di essere citata nella memoria storica di Livorno.

Io vorrei andare oltre al nostalgico ricordo, io proporrei una vera e propria celebrazione annuale che possa sensibilizzare i giovani livornesi verso un passato storico che è anche il loro, e far conoscere questa realtà anche fuori dei nostri confini. Come? Attraverso un ciclo estivo di conferenze storico letterarie di rilievo coinvolgendo storici e storici dell’arte come ad esempio il Professor Alessandro Barbero, o Vittorio Sgarbi e molti altri. Se una cosa simile è possibile in Versilia, cosa abbiamo di meno a Livorno per poterla realizzare? Mancanza di soldi? Quelli si trovano, se pensiamo anche alla ricaduta turistico commerciale che un evento così indurrebbe in estate. Certo non gli spazi; la mia idea sarebbe quella di creare una sinergia tra lo Chalet della Rotonda, il Premio Rotonda e “Incontri culturali con Mario Puccini al Caffè Bardi”. Vi piace questo progetto? Allora lavoriamoci tutti insieme, combattiamo questo fastidioso radicato oscurantismo culturale livornese.

Dr. Alessandra Rontini

Lo sport che vorrei a Livorno

Avere una popolazione sportiva significa avere una popolazione civile. Cittadini che convivono nel rispetto delle regole perché nate da necessità di convivenza e collaborazione.

Avere una popolazione sportiva significa avere una popolazione sana. Cittadini che vivono la sanità pubblica nella consapevolezza del proprio corpo, che cresce e si mantiene sano.

L’Italia non ha una popolazione sportiva. Livorno è invece una città virtuosa in questo senso e potrebbe essere protagonista di una mini rivoluzione culturale che potrebbe far da traino.

Lo Sport è cultura, socializzazione e rispetto della legalità. E per questo deve essere elemento essenziale nelle politiche di un’amministrazione comunale seria.

Cosa abbiamo

Abbiamo tradizione, competenza e passione. Siamo città di eccellenze sportive e non solo. Abbiamo miriadi di associazioni più o meno dilettantistiche che fanno sport di base. Abbiamo settori che si barcamenano alla giornata. Abbiamo progetti faraonici senza soldi. Ci sono piccoli progetti che funzionano e grandi progetti che potrebbero funzionare. Abbiamo il calcio che fa da traino ed è sport ricco. Abbiamo basket e volley con la voglia di professionismo. Abbiamo il rugby in crescita. Abbiamo sport come scherma e nuoto, che hanno fatto e fanno tuttora grande Livorno a livello mondiale, abbiamo atletica, ciclismo, lotta, pugilato, arti marziali che con la sola passione ottengono risultati di livello assoluto. Abbiamo istruttori e formatori che da dilettanti dimostrano professionalità invidiata anche da veri professionisti. Abbiamo l’area dell’Ippodromo, da 4 anni malamente e incredibilmente abbandonata. 

Cosa manca

Mancano strutture adeguate alla quantità e alla qualità dei praticanti. Questa carenza di strutture ha fatto sì che attualmente, la pubblica amministrazione stia dando avvio ad un’asta al rialzo per aggiudicarsi l’utilizzo di palestre scolastiche e strutture, tra l’altro generalmente mal tenute salvo pochi casi virtuosi.

Questa politica, che tra l’altro stravolge il senso della legge guida, può portare solo ad una grave conseguenza: l’innalzamento delle tariffe e quindi una prima selezione di reclutamento in base al censo, con conseguente diminuzione dei praticanti e un calmieramento delle attività in base alle strutture e non in base alla popolazione reale.

Parlando di basket e volley, che sono gli sport indoor che hanno bisogno delle strutture più grandi, c’è la possibilità di raddoppiare i volumi di diverse strutture cittadine. In questo modo possiamo promettere l’impianto della Bastia alla serie A di volley, andando a creare campi contigui a strutture già esistenti ai vari PalaMacchia, PalaCosmelli, Scuole Lambruschini, XI Maggio o dovunque ci sia già lo spazio da coprire e allestire, tenendo comuni i servizi già esistenti.

Così come lo storico circolo di scherma potrebbe aumentare la superficie di allenamento nel prato retrostante all’attuale palazzetto della scherma.

Dalla creazione di nuove strutture (e adeguamento di quelle esistenti) si aprirebbe uno scenario che potrebbe creare un “modello Livorno”: il 100% della popolazione che ha accesso allo sport di base.

Deve essere interesse specifico delle pubbliche amministrazioni avere una popolazione sportiva per i motivi che abbiamo descritto in premessa. L’educazione allo sport nasce in famiglia, ma va coltivata già dai primi passi. Sarebbe bene che i bambini, dai 3 fino almeno ai 13 anni, pratichino sport tutti i giorni almeno un’ora al giorno. Questo li aiuterebbe ad esprimere al meglio anche a livello scolastico le loro capacità. E’ semplicemente quello che facevano le popolazioni non connesse in rete quando scendevano ogni giorno in cortile e che adesso, per i motivi più diversi, non fanno più.

Adesso fa sport solo il bambino che ha la fortuna di avere genitori o nonni che lo introducono e che abbiano la possibilità di accompagnarlo. I motivi di un mancato reclutamento possono essere quindi contingenti, ma spesso sono economici e/o culturali.

Una prima implementazione potrebbe essere un adeguamento delle tariffe in base al reddito, prendendo come strumento l’ISEE, e introducendo una sorta di convenzione fra le società e la pubblica amministrazione.

Un primo passo potrebbe essere il rafforzamento dell’ufficio sport. Si potrebbe organizzare un’assemblea generale di tutti i soggetti sportivi cittadini, per avere un quadro chiaro dei bisogni e delle richieste di tutte le realtà. Aggiornare i regolamenti comunali e soprattutto vigilare su di essi. Il grosso problema attuale è proprio la mancanza di vigilanza sulle regole attuali, e alla base anche in questo caso ci sono quei motivi clientelari che hanno affossato la città a livello economico. Commissione Sport e Commissione Vigilanza sono organi già presenti, ma ultimamente faticano ad essere rappresentativi di tutte le realtà.

Fondamentale è scegliere le persone che dovranno avere ben chiaro l’interesse comune, il principio di equa suddivisione delle utilità, ma anche delle mancanze, l’idea di sport di base e per tutti e in collaborazione fra i vari sport.

Poi viene il professionismo e l’eccellenza.

Livorno quindi Città dello Sport, con una riqualificazione profonda e moderna dell’area degli impianti sportivi in zona Stadio, che diventi una vera cittadella dello sport trasformandosi in una sorta di “istituto comprensivo” che vada dalle elementari (l’avviamento allo sport) fino all’università (l’eccellenza dei professionisti). La Pubblica Amministrazione, proprietaria delle strutture, dovrà aprire a privati e finanziatori con l’obiettivo di favorire la pratica sportiva di base e spingere sport ricchi come il calcio a partecipare attivamente ad un’accademia multidisciplinare. La partecipazione degli Istituti Scolastici da una parte, e del Coni con le sue Federazioni dall’altra, sarà fondamentale.

Raccolta rifiuti Livorno

Le formule magiche calate dall’alto non ci piacciono anche perché non funzionano. Noi vogliamo apprendere dalle città governate in modo efficiente e attingere da esperienze positive. Guardiamo a Grosseto, ad esempio, per quel che sara la gestione dei rifiuti: lì la raccolta della spazzatura e il ciclo di differenziazione funzionano in modo ottimale e si rispetta l’ambiente!

Nella nostra idea di città c’è un’amministrazione che stia a fianco dei cittadini e non che crei imposizioni.

L’aumento della raccolta differenziata – fondamentale per l’ambiente e per il futuro dei nostri figli – deve essere un obiettivo condiviso con i cittadini, costruito in una forma che tenga insieme la differenziazione e le esigenze di famiglie e imprese, non una imposizione calata dall’alto senza aver alcuna cura dei disagi provocati alla gente. Questo aumento deve avere come finalità il riciclo e la qualità dell’ambiente con la riduzione dell’inquinamento, cosa che a Livorno non è accaduta visto che Aamps brucia più rifiuti di prima all’inceneritore del Picchiando, provenienti da altre città toscane Pisa in primis.

Il nostro progetto prevede:

1) microaree di 400/600 persone a seconda della densità abitativa;

2) tessera individuale che permetta il controllo non solo dei rifiuti immessi, compreso la pesatura di essi, ma anche un “alert” per capire se si smaltisce in modo regolare;

3) App a disposizione per ogni cittadino per tutte le informazioni.

Non è fantascienza ma è ciò che l’amministrazione di centrodestra del Comune di Grosseto ha sperimentato con successo, permettendo il primo anno 14% di riduzione della Tari, mentre a Livorno essa è aumentata del 20% sotto il governo Nogarin lievitano insieme ai disagi dei cittadini.