Lo sport che vorrei a Livorno

Avere una popolazione sportiva significa avere una popolazione civile. Cittadini che convivono nel rispetto delle regole perché nate da necessità di convivenza e collaborazione.

Avere una popolazione sportiva significa avere una popolazione sana. Cittadini che vivono la sanità pubblica nella consapevolezza del proprio corpo, che cresce e si mantiene sano.

L’Italia non ha una popolazione sportiva. Livorno è invece una città virtuosa in questo senso e potrebbe essere protagonista di una mini rivoluzione culturale che potrebbe far da traino.

Lo Sport è cultura, socializzazione e rispetto della legalità. E per questo deve essere elemento essenziale nelle politiche di un’amministrazione comunale seria.

Cosa abbiamo

Abbiamo tradizione, competenza e passione. Siamo città di eccellenze sportive e non solo. Abbiamo miriadi di associazioni più o meno dilettantistiche che fanno sport di base. Abbiamo settori che si barcamenano alla giornata. Abbiamo progetti faraonici senza soldi. Ci sono piccoli progetti che funzionano e grandi progetti che potrebbero funzionare. Abbiamo il calcio che fa da traino ed è sport ricco. Abbiamo basket e volley con la voglia di professionismo. Abbiamo il rugby in crescita. Abbiamo sport come scherma e nuoto, che hanno fatto e fanno tuttora grande Livorno a livello mondiale, abbiamo atletica, ciclismo, lotta, pugilato, arti marziali che con la sola passione ottengono risultati di livello assoluto. Abbiamo istruttori e formatori che da dilettanti dimostrano professionalità invidiata anche da veri professionisti. Abbiamo l’area dell’Ippodromo, da 4 anni malamente e incredibilmente abbandonata. 

Cosa manca

Mancano strutture adeguate alla quantità e alla qualità dei praticanti. Questa carenza di strutture ha fatto sì che attualmente, la pubblica amministrazione stia dando avvio ad un’asta al rialzo per aggiudicarsi l’utilizzo di palestre scolastiche e strutture, tra l’altro generalmente mal tenute salvo pochi casi virtuosi.

Questa politica, che tra l’altro stravolge il senso della legge guida, può portare solo ad una grave conseguenza: l’innalzamento delle tariffe e quindi una prima selezione di reclutamento in base al censo, con conseguente diminuzione dei praticanti e un calmieramento delle attività in base alle strutture e non in base alla popolazione reale.

Parlando di basket e volley, che sono gli sport indoor che hanno bisogno delle strutture più grandi, c’è la possibilità di raddoppiare i volumi di diverse strutture cittadine. In questo modo possiamo promettere l’impianto della Bastia alla serie A di volley, andando a creare campi contigui a strutture già esistenti ai vari PalaMacchia, PalaCosmelli, Scuole Lambruschini, XI Maggio o dovunque ci sia già lo spazio da coprire e allestire, tenendo comuni i servizi già esistenti.

Così come lo storico circolo di scherma potrebbe aumentare la superficie di allenamento nel prato retrostante all’attuale palazzetto della scherma.

Dalla creazione di nuove strutture (e adeguamento di quelle esistenti) si aprirebbe uno scenario che potrebbe creare un “modello Livorno”: il 100% della popolazione che ha accesso allo sport di base.

Deve essere interesse specifico delle pubbliche amministrazioni avere una popolazione sportiva per i motivi che abbiamo descritto in premessa. L’educazione allo sport nasce in famiglia, ma va coltivata già dai primi passi. Sarebbe bene che i bambini, dai 3 fino almeno ai 13 anni, pratichino sport tutti i giorni almeno un’ora al giorno. Questo li aiuterebbe ad esprimere al meglio anche a livello scolastico le loro capacità. E’ semplicemente quello che facevano le popolazioni non connesse in rete quando scendevano ogni giorno in cortile e che adesso, per i motivi più diversi, non fanno più.

Adesso fa sport solo il bambino che ha la fortuna di avere genitori o nonni che lo introducono e che abbiano la possibilità di accompagnarlo. I motivi di un mancato reclutamento possono essere quindi contingenti, ma spesso sono economici e/o culturali.

Una prima implementazione potrebbe essere un adeguamento delle tariffe in base al reddito, prendendo come strumento l’ISEE, e introducendo una sorta di convenzione fra le società e la pubblica amministrazione.

Un primo passo potrebbe essere il rafforzamento dell’ufficio sport. Si potrebbe organizzare un’assemblea generale di tutti i soggetti sportivi cittadini, per avere un quadro chiaro dei bisogni e delle richieste di tutte le realtà. Aggiornare i regolamenti comunali e soprattutto vigilare su di essi. Il grosso problema attuale è proprio la mancanza di vigilanza sulle regole attuali, e alla base anche in questo caso ci sono quei motivi clientelari che hanno affossato la città a livello economico. Commissione Sport e Commissione Vigilanza sono organi già presenti, ma ultimamente faticano ad essere rappresentativi di tutte le realtà.

Fondamentale è scegliere le persone che dovranno avere ben chiaro l’interesse comune, il principio di equa suddivisione delle utilità, ma anche delle mancanze, l’idea di sport di base e per tutti e in collaborazione fra i vari sport.

Poi viene il professionismo e l’eccellenza.

Livorno quindi Città dello Sport, con una riqualificazione profonda e moderna dell’area degli impianti sportivi in zona Stadio, che diventi una vera cittadella dello sport trasformandosi in una sorta di “istituto comprensivo” che vada dalle elementari (l’avviamento allo sport) fino all’università (l’eccellenza dei professionisti). La Pubblica Amministrazione, proprietaria delle strutture, dovrà aprire a privati e finanziatori con l’obiettivo di favorire la pratica sportiva di base e spingere sport ricchi come il calcio a partecipare attivamente ad un’accademia multidisciplinare. La partecipazione degli Istituti Scolastici da una parte, e del Coni con le sue Federazioni dall’altra, sarà fondamentale.

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