Accesso regolato degli extracomunitari agli alloggi popolari

Il tema dell’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica ai soggetti stranieri non comunitari è estremamente complesso anche perché negli anni si è creato un sistema normativo internazionale, comunitario e nazionale che, grazie anche all’interpretazione della Magistratura ordinaria e amministrativa, non permette sostanzialmente di introdurre il requisito della cittadinanza italiana quale requisito preferenziale per l’assegnazione nel settore ERP.

Non è certo possibile qui esaminare la complessa normativa cui si è accennato, ma è possibile accennare ad alcuni criteri che potrebbero regolare la presenza di cittadini extracomunitari nell’assegnazione degli alloggi popolari prendendo magari lo spunto da esperienze di altre Regioni. Un primo parametro è quello della residenza e/o di una attività lavorativa sul territorio Anche gli stranieri extracomunitari dovranno avere la residenza anagrafica o la loro principale od esclusiva attività lavorativa nel comune interessato al bando. Tale residenza od attività lavorativa potrebbe essere fissata in 5 anni come avviene in Lombardia.

Talvolta gli anni di residenza sono determinanti ai fini del punteggio In Lazio in alternativa alla cittadinanza italiana si richiede che gli extracomunitari abbiano la carta di soggiorno o siano regolarmente soggiornanti ed iscritti nelle liste di collocamento o esercitino una regolare attività di lavoro subordinato o autonomo. Il criterio della residenza per partecipare ai bandi ERP può essere giustificato col principio affermato dal TAR di Brescia/Lombardia ord. 26 02 2010 n.76 secondo cui;” un requisito di stabile residenza può essere ragionevolmente richiesto al cittadino straniero per godere dei diritti sociali ma solo con la finalità di dimostrare l’esistenza di un collegamento significativo con la comunità nazionale” Naturalmente il criterio della cittadinanza va utilizzato con cautela per non incorrere in pronunzie negative del Tar.

Per quanto attiene al requisito del lavoro è da porsi il problema dell’inserimento nei bandi di clausole che escludano i titolari di lavori precari e stagionali in quanto l’assegnazione di una casa popolare è un beneficio stabile e prezioso che non può essere legato a situazioni contingenti e transitorie. Altri parametri potrebbero essere quelli legati al possesso della documentazione comprovante la regolarità della presenza dell’extracomunitario sul territorio nazionale (carta di soggiorno permesso di soggiorno)

Il partecipante al bando non dovrebbe essere titolare di proprietà o di altri diritti reali minori su alloggi adeguati alle esigenze del nucleo familiare in Italia o all’estero ed al riguardo dovrebbe essere esclusa ogni autocertificazione, richiedendosi la dimostrazione del requisito da parte di soggetti terzi attraverso certificazioni ed attestati rilasciati dalla competente autorità dello stato estero di appartenenza, corredati da traduzione in lingua italiana, autenticata dall’autorità consolare italiana, che ne attesti la conformità all’originale, con avviso agli interessati che la produzione di documenti falsi integra un reato.

Si tratta di parametri conformi alla logica ed al buon senso che non dovrebbero creare alcun problema agli stranieri che si trovino in posizione regolare e che abbiano un collegamento effettivo con la comunità territoriale cui si riferisce il bando. Si tratta di criteri non discriminatori che potrebbero trovare applicazione in maniera da evitare, nei limiti del possibile, la mannaia dei tribunali come accadrebbe, invece, ove si volesse applicare il principio “prima gli italiani” o fare riferimento al principio di reciprocità, principi che, allo stato attuale, verrebbero bocciati in sede giurisdizionale.

Prof. Avv. Patrizio Rossi

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